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Da nero a verde con un treno

Vado in treno a lavoro. Ci sono due immensi vantaggi nel farlo. La convenienza e l'aumento di un +10 di difficoltà al caso, di infastidirmi la giornata. Adoro guidare, ma davvero più che vorresti non incrociare, seppur in auto, determinate persone, più che finisci per farlo. Ed è una convivenza logorante. 
Non che non mi accadano 20.000 cose per cui alla fine sia comunque costretta a prendere l'auto e quindi si vanifica il sollievo, ma dove posso evitare lo evito. 

Oggi c'era un silenzio particolare. Riuscivo a sentire la pioggia. E' davvero differente il suono della pioggia ascoltato dal treno. 
Sembra faccia da riempimento ritmico al ferroso rumore classico del treno. L'ho trovato davvero rilassante. 

Io credo che, un grosso difetto dell'umanità forse in seguito all'avvento della tecnologia, forse banalmente come conseguenza del progresso stesso è che non si ferma ad ascoltare. Le persone e le cose, o i colori, o gli eventi atmosferici, o il rumore di fondo o anche banalmente della musica magari non troppo buona ma con qualcosa di buono dentro. 

Si danno per scontate un sacco di cose e si finisce per perderle lungo la via. Magari perchè sono troppo piccole o troppo grandi per farci davvero caso. 

Qualche giorno fa ho rubato un ombrello dalla sala di attesa della mia dottoressa. Lo fissavo. Aveva un bellissimo punto di verde. Sciupacchiato. Magari nella sua "vita" aveva passato tanto tempo in un porta ombrelli esposto al sole o magari chi lo possedeva lo usava per ripararsi dalla luce, non so. Fatto sta che lo fissavo. E nessuno lo ha preso. E non volevo che restasse lì. Le sale d'aspetto dei dottori non sono mai posti davvero felici. 
E siamo partiti assieme alle mie nuove richieste di visite.
Oggi sono andata in palestra. Pioveva. Ed il mio ombrello verde sbiadito era con me. Non è stata una bella giornata. Una di quelle che si archiviano agili. Quando sono arrivata nell'androne della palestra il porta ombrelli era vuoto. La palestra all'opposto era un enorme brusio. Ho chiuso l'ombrello e l'ho messo nel porta ombrelli. 
E l'ho salutato. 
Perchè le nuvole oggi piovevano con le sincopi musicali. E si sa, un ombrello solo in un porta ombrelli di un luogo affollato, durante un tempo di pioggia da pause musicali più o meno lunghe o sincopate, ha il destino segnato.
Devo imparare a smettere di archiviare agili le pessime giornate. 
E' quello che mi ha detto il mio ombrello verde sbiadito quando uscendo stavo per dimenticarlo nel porta ombrelli. E si è meritato un sorriso ed un giro alla Charlie Chaplin durante il tragitto verso la twinghina, per non essere fuggito da me ed aver resistito all'umano impulso dell'ombrello sharing. E perchè ha trasformato una nera giornata in un punto di verde sbiadito e bagnato davvero bello, banalmente aspettandomi da solo nel porta ombrelli di una palestra.

Masquer

Duo svedese, forse coppia forse amici chissà. Poco famoso, leggermente noto nell’ambiente francese ma potrebbero arrivare anche oltre. Lui alla chitarra, lei alla tastiera/synth e la drum machine alla parte ritmica. Li definirei hipster. Ma sta davvero diventando abusato il termine hipster che non so neanche perchè li definirei così. Forse per l’aspetto di questi due tipetti, semplici e retrò.
Ad ogni modo non so davvero niente su di loro. Li trovai per una delle mie canzoni preferite dei Cure: The hanging garden, che non mi esaltò. La drum machine non mi esalta su ogni genere conosciuto,  ma Il giardino pensile lo gradisco sempre, soprattutto se viene mantenuto il lato cupo di quel brano come loro han fatto.

Happiness

Questo brano ha tiro. Quando uso la parola tiro è perchè suona qualcosa che ti aggancia e ti porta avanti nel brano, ci scivoli dentro e scorri con lui fino all’ultimo secondo senza neanche accorgertene, tutto d’un fiato. Questo brano ha tiro come i vecchi brani anni ottanta, la drum machine mi ricorda davvero molto lo stile “the cure” e non posso che apprezzare la scelta. E’ semplice e completo allo stesso tempo, seppur prodotto da un duo e una batteria automatizzata senza neanche troppa fantasia. Quando Lei entra con il synth si riempie e sostiene la sua voce, anch’essa molto semplice.
E’ morbido ma viaggia. Racconta. Racconta di solitudine e di cambiamenti anche se il testo non è chiarissimo all’orecchio. Dannati svedesi che non pubblicano il testo.
Insomma, nel suo piccolo e banalino essere, è una piccola felicità sonora al mio orecchio. E poi è scaricabile a gratis.

Buonanotte e ricordatevi di prendere un ombrello con voi, di quelli soli in una sala d’aspetto.

MASQUER – HAPPINESS (2011)

 

2 Comments

  1. 19 novembre 2014 - Rispondi

    hai adottato un ombrello, forse anche un duo svedese con musicalità molto anni 80 (ma finiranno mai gli anni 80?) lo vedo un bel segnale. Ma davvero di può smettere di archiviare gli agili o si deve trovare la giusta sistemazione per tutto quello che ci capita? E fare un defrag come si fa coi pc, si può fare col cervello ?
    Alla fine è quello che hai fatto, hai fatto vincere la tua anima sexy. Difatti oggi non piove, hai delle responsabilità.

    • 22 novembre 2014

      Spero di no sai. Io ci sono nata, tu ci hai vissuto. Com’erano poi in realtà questi mitici anni ottanta?

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