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L’aggiornamento del tomtom

Non ero tornata a scrivere dopo aver riabilitato il sito, sistemato l'hacking e essermi fatta La vacanza a Londra. 
Forse perchè avrei voluto tornare e scrivere un post pieno di foto. Narrare di un ritorno alla fotografia. Relax, sparizione dei pensieri, della depressione, della noia dalla vita, e invece l'unica cosa che mi ha lasciato Londra è l'ordine di idee, belle e brutte che possano sembrare. 
E non è poco. 
Anche se, de facto, l'ordine di idee ha imposto il dover accettare cambiamenti di cui volutamente ne ignoravo la presenza. Accettare che questi cambiamenti, piccoli o grandi, hanno comunque modificato molto il mio modo di essere, influenzando anche le passioni stesse. 
Come la fotografia. Che non ho più. E non è facile da accettare. 

Ci sono eventi e persone che nello scorrere della vita ti cambiano inevitabilmente. Ma capita che, mentre scorre, non sei in grado di accorgertene. 
E magari capita che quando hai bisogno di tornare a prima del cambiamento, a qualcosa che eri, recuperare te stesso, magari con anche la convinzione che, essendo stata a quel modo, ci si possa tornare con facilità, ti rendi conto che non è possibile.
Insomma, è un po' come perdersi in se stessi. Come non capirci più nulla. Non sapere più chi sei o chi eri. Aggrapparsi a vecchie convinzioni che non hanno senso. E realizzare che la vecchiaia, per modo di dire, non è solo rughe.
E' come perdersi in una città che si conosce. I punti di riferimento cambiano. L'orgoglio ti dice che è quella la stessa strada. 
L'orgoglio ricerca e si imbroglia anche sui punti di riferimento: un negozio chiuso, un palazzo in costruzione, un albero, che in realtà non esistono più. Ma ti ostini a ricercarli... Ne hai bisogno. Hai bisogno di un luogo che conosci per sostare e poi ripartire.
MA non è la stessa, c'è un nuovo incrocio, nuovi palazzi o altro... Non è la stessa strada di quattro anni fa.
Inderogabilmente si finisce per perdersi in una vecchia ma nuova città. E non accettare ne di essersi persi, nè che quella sia davvero una nuova strada. Non è facile sganciarsi dal proprio passato.

E non è mai una bella sensazione. 
Si finisce per osservare solo i lati negativi della strada nuova. 

Nelle fondamenta è e resterà sempre la vecchia strada, ma è cambiata. In peggio forse, chissà. Fintanto che non la si percorre è difficile definire qual era meglio o peggio. 
L'ordine di idee è un po' come aggiornare la mappa del Tom Tom fidandosi degli aggiornamenti. Fidandosi che quella indicata dalla scatoletta parlante sia la strada giusta anche se non sembra proprio. Ed accettando che, se anche fosse sbagliata, è pur sempre una strada nuova da percorrere e scoprire...

KAVINSKY

Vincent Belorgey classe ’75, questo ragazzone che somiglia vagamente alla versione skinny del grande Lebowsky, ha avuto un sacco di amicizie importanti a portarlo nel mondo della musica: Mr Oizo da cui si è ispirato e presumo abbia anche imparato qualcosa e Daft Punk per dire i piùpiùpiù famosi.
Vincent usa uno pseudonimo in maniera diversa dal solito. Kavinsky infatti, in realtà è un personaggio vero e proprio. E’ uno zombie anni ’80 che ha avuto un incidente sulla sua Ferrari Testarossa e torna per raccontare la sua storia in musica.

E’ particolare questa trasposizione artistica: un musicista zombie amante dei motori che suona un genere di elettronica anni ’80 con con la ritmica ben scandita e le tastiere con le polifonie synth. Dio solo sa come gli è venuto in mente.
Visto il genere io ci vedo un pizzico di Michael Jackson di Thriller e una bella quota di Supercar e Kit. E lo apprezzo, anche se gli zombi non mi piacciono per niente.

Nightcall

Questo pezzo è meraviglioso. Racconta la storia dello Zombie Kavinsky che torna nel mondo dei vivi. Ma è cambiato. Aveva una fidanzata e si sente in dovere di fargli presente il cambiamento, e questo brano ne è la conversazione telefonica.
La prima volta che l’ho sentito ignoravo totalmente dell’esistenza del personaggio “Kavinsky” e ignoravo il testo.
I pezzi di kavinsky sono sempre tutti molto utili come colonna sonora per un viaggio in auto. Ce li senti proprio i lampioni scorrere fuori dal finestrino. Ci senti il riflesso sul cofano. Ci senti la sosta dal benzinaio e le bagasce sui marciapiedi… Ma questo brano ha quel ché… che ti porta proprio a ricercarne il testo per comprendere cosa dice.

E SBAM (cit.) il pezzo assume una chiarezza incredibile.

Le due voci sono contrapposte, quella di kavinsky elettronica e secca e quella della sua donna melodiosa e dolce. Il testo è ripetitivo ma decisamente sufficiente nel concetto:

I’m giving you a night call to tell you how I feel
I want to drive you through the night, down the hills
I’m gonna tell you something you don’t want to hear
I’m gonna show you where it’s dark, but have no fear

Questo è quello che dice kavinsky. E’ uno zombie ora. Non è più lo stesso ma ha la lucidità di farlo presente alla persona che ama e che probabilmente non rivedrà neanche più. Cerca di esprimersi di farle capire cos’è adesso e di esprimere i propri sentimenti risultando piuttosto macabro, ma, nel suo esserlo, è estremamente romantico… Il tutto in quattro righe di testo su un pezzo elettronico…

Lei risponde

There’s something inside you
It’s hard to explain
They’re talking about you boy
But you’re still the same

Lei non sembra accettarlo però. Vede o meglio, sente il cambiamento, glielo fanno presente anche gli altri, ma no, non lo accetta.

E’ malinconico questo pezzo. Ma la storia di Kavinsky non si ferma a questo brano.
Io si, sono le 5:37 del mattino e sarebbe il caso che dormissi…

Buonanotte a chi si ritrova su strade nuove possibilmente con il minor numero di zombie possibile…

KAVINSKY – NIGHTCALL FEAT. LOVEFOXXX

 

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