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Il colpetto di ginocchio

E' tutta una questione di leve. Basta dare un colpetto con il ginocchio alla mano per buttare via i calcinacci di una demolizione.

Non ci andò molto lontano quel ginecologo che sbagliò a pensare che fossi maschio. Federico. Per tutti sarei stata Federico. E invece dalla patata di mia madre spuntai io, e il ginecologo ricevette un adrenalinico destro da parte di mia madre, svenendo. Il nome mi fu dato da mio padre. Lo lesse in un libro quando ancora leggeva un sacco. Ma a me in realtà quel libro non è piaciuto poi molto.
E' una cosa di cui mi sono resa conto solo in adolescenza però. Dall'adolescenza in poi direi. Governare le galline, lavorare nell'orto, accendere un fuoco, montare le caldaie, ristrutturare una casa. Tutte cose che occupano parte dei miei fine settimana da quando ero piccola. C'era un tempo in cui il lato Federico e quello Alba si scontravano. Un tempo li vedevo in maniera divisa, mi condizionavano da un punto di vista di femminilità, se da un lato mi era sempre utile avere una indole particolarmente "pratica", dall'altro mi disadattava dai contesti sociali auto emarginandomi.
Ad oggi, sono la stessa cosa. Federico non esiste, Alba è così. E dio se ama fare lavori manuali, stancanti, massacranti... Ma forse, la cosa che ama di più, è apprendere cose nuove.
Basta dare un colpetto con il ginocchio... Avrò usato la pala, o badile che dir si voglia, milioni di volte nella mia vita, ma alla tecnica corretta non c'ero mai arrivata. 

Oggi l'ho scoperta. Anzi no, per correttezza, è stato mio padre a dirmela. Mi stava guardando lavorare. Stavo spalando il pavimento di una stanza che stiamo demolendo. Ed è faticosissimo. Il cemento è pesante. Mi ha detto "usa tutto il corpo per fare le cose, altrimenti ti fai male e basta" e non capivo. Spalare una cosa da terra, è una questione di braccia credevo. Invece no. 
E' una questione di corpo, di leve e di trucchetti. La mano poggia sul ginocchio e il ginocchio da il colpetto alla mano, la pala, nonostante una catasta di calcinacci sia pesantissima da incalzare, con quel colpetto dato di ginocchio e non di spalla, va che è una meraviglia. E poi leva sullo stesso ginocchio e su. 
Si ripulisce agile un pavimento massacrato con il colpetto di ginocchio. 
Peccato non esistano pale per i calcinacci della vita.
U.N.K.L.E.

Sono innamorata di questo progetto. Chiamarlo gruppo non è possibile. Forse la parola esatta è collettivo musicale. Sono attivi dal 1994, la formazione più nota in assoluta fu James Lavelle + Dj Shadow, ma di fatto in questo collettivo hanno transitato davvero molti artisti. E’ una fucina di menti musicali che mi piace pensare si ritrovino per partorire pezzi “di fondo”. Quei pezzi che ti escono da dentro, che non puntano ad essere delle hits, ma appunto rimangono di fondo. Dico questo perchè la musica che esce dagli Unkle è una colonna sonora continua. E’ la musica con cui cammini fra la gente ed è tutto rallentato ed un bambino con un palloncino rosso è enfatizzato nel contesto, o corri e ti sembra di fare la corsa per la vita ecc. Il loro successo è sempre stato questo. Le colonne sonore.
A differenza però di crearle ad hoc per i film su richiesta, loro le creano di default e poi vengono selezionate per i film o corti cinematografici, o anche banalmente usate come colonna sonora per la vita come faccio io. Ho davvero scattato delle belle foto su molti dei loro pezzi.
Niente male anche dal punto dei remix usciti, è sempre stato forte il legame tra gli UNKLE e i Radiohead ad esempio. Ma tra le loro sonorità a volte si possono sentire delle piccole perle, campionamenti spettacolari che non dico neanche, vanno ascoltati, vanno guidati o corsi o camminati in mezzo ad una città gli UNKLE.

BURN MY SHADOW

Amo questo pezzo, l’ho usato per tantissimi anni come sveglia mattutina. E dio se mi alzavo. E’ il mio pezzo preferito degli UNKLE sia per costruzione che per testo. Ma forse la cosa che amo di questo pezzo è l’energia che mi trasmette quando lo uso da sfondo alla corsa. Quando ancora potevo correre era il pezzo che entrava quando stavo per mollare dalla stanchezza. Doping musicale puro per le mie orecchie.

Ha fatto un discreto successo questo pezzo, grazie anche al video su cui è stato montato che è meraviglioso sotto moltissimi punti di vista, compresa la recitazione. Quando il protagonista si guarda allo specchio nelle prime scene fa una serie di espressioni… perfette.
Potrei scrivere paginate e paginate sulla costruzione musicale di questo pezzo. Ha una ritmica molto particolare, molto ben gestita, Una battuta mancante che ti porta automaticamente alla successiva senza lasciar fiato, corredata di pause e bridge che sentiti nel singolo momento sembrano completamente discordanti con il resto, ma alla fine tutto torna. Alla voce c’è Ian Astbury, cantante del gruppo anni ottanta british The Cult. Ian canta un testo che può essere interpretato in maniera decadente da un lato, costruttiva dall’altro. Sono sempre abbastanza criptici i pezzi degli UNKLE e anche i loro testi non sono da, ovviamente, meno.

Ero molto indecisa se postare il video o il pezzo solo. Presi singolarmente hanno potenzialità sonore diverse. Ma il video, anche se la musica fa appunto da sfondo, è comunque più completo per cui…

Buonanotte sperando non abbiate troppi calcinacci da spalare anche voi.

U.N.K.L.E. – BURN MY SHADOW (feat. Ian Astbury) 2007

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