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Il Chiurlo nella baia

 

Il chiurlo è un animale mitologico per me. Uno di quelli di cui non chiederò mai a google di levarmi la magia e mostrarmi il banalissimo pennuto che è.
 Lo sentivo solo quando andavo al mare in campeggio, di notte. Il verso che fa sembra quello di un ragazzo che non sa fischiare e il suono che ne esce è un fonetico "CHIU".
Credo che da piccina me lo immaginassi come un uccello con la faccia da uomo che non sa imitare i versi dei suoi compari uccelli. Qualcosa di uscito direttamente dal mondo di Oz.
Risentire dopo venti anni il verso del chiurlo è stata la cosa più bella che mi è successa in due giorni nel campeggio dove sono cresciuta.

Le cose cambiano ovunque. In tutti i luoghi in cui sei transitato con solo qualche momento di vita. Ma ti aspetti che tutto sia rimasto come lo avevi lasciato. Almeno all'inizio ci speri, speri di colmare il gap temporale a piccoli passi e ricerchi gli elementi in comune con il passato, perlopiù per la paura che i cambiamenti siano mentalmente eccessivi da accettare. Ed è così.
 Poi però ti rendi conto che nella maggior parte dei casi sei tu ad essere cambiato troppo profondamente da non riuscire a vedere più le cose come quando avevi dodici anni.
E questo è ancora più violento da accettare.
Per coincidenza, come io sono tornata in questo campeggio per coprire un'emergenza dei miei, anche il vecchio animatore di dodici anni fa ci è tornato per lavoro.
 La sigla del campeggio è stata come salire su una macchina del tempo. La stessa identica sigla, lo stesso testo, gli stessi movimenti, la differenza è stata la digitalizzazione del suono. A quell'epoca era in musicassetta, oggi in mp3.
 La ricordo perfettamente. Lui invece è invecchiato terribilmente.
 Mi sono resa conto di quanto fare l'animatore sia un lavoro alienante dalla vita nell'esatto momento in cui una bambina di dodici anni impacciata è risalita nella sua mente guardando una donna imponente e tatuata.
 Nell'atto di fare qualcosa di positivo, è stato come trapassargli l'anima con una lancia in realtà. E' stata un'automatica conseguenza trapassare anche la mia di anima, con l'altro lato della lancia e condividere una macchina del tempo con la cruda realtà che trasporta con se. Il tempo passa.
 Era quello di cui avevamo bisogno entrambi però.
 Ed ho apprezzato il fatto di non aver modificato la sigla del campeggio. E' stato un carico di diesel in questo westfalia che ha viaggiato a ritroso negli anni.
Il chiurlo è stato l'unica cosa positiva di questo viaggio.
Ascoltavo il rumore nel vento della pineta, il rumore degli aghi di pino che cadono sul tendalino della roulotte, mentre riflettevo sulla percezione delle persone che popolano il campeggio.
 Qualche vecchia faccia c'è ancora. Qualche vecchio amichetto ora grasso, che brontola un antipatico bambino con una moglie petulante a fianco, qualche vecchio adulto che ti faceva gli scherzi come vicino di tenda oramai bianco di testa e stanco di corpo e vista per riconoscerti.
 Avevo percepito tristezza nella gente.
 Mi ci sono voluti davvero molti aghi di pino per comprendere da dove realmente venisse la tristezza che stavo percependo.
A volte capita di smettere di essere coscienti che esista il libero arbitrio anche nell'invecchiare. Quando viaggi nel tempo è una cosa automatica praticamente. 
Credo sia una forma di difesa verso se stessi. Accettare i cambiamenti negli altri è complicato e accettare i propri è un'impresa titanica. Demonizzare ciò che si sta osservando per mettere se stessi nell'ottica di essere migliori è di gran lunga la strada migliore per accettarsi e non accettare i cambiamenti allo stesso tempo. E la cosa peggiore è l'inconsapevolezza del gesto.
Contorto come pensiero. Lo comprendo. O meglio, l'ho compreso nel momento in cui ho capito che in quel campeggio, dopo dodici anni, ero esattamente come l'immagine fantastica del chiurlo che ho in testa. Direttamente uscita da Oz. Un uccello che si sforza di imitare il verso degli altri non riuscendoci. 
Ma la curiosità è una gran bastarda. L'ho googlato. 
Bruttino come uccello mi ricorda un suo compare sfigatissimo, il kiwi. Non ho idea di come faccia ad emettere quel verso assurdo di notte. E perchè si ostini a vivere e ripararsi dentro un campeggio con una sigla estiva orribile. Ma non ha la faccia da bambino urlatore che imita i suoi compari non è una creatura di Oz, credo. O forse si ripara nei campeggi perchè le sigle orribili dell'animazione gli ricordano Oz. Come dargli torto infondo. A me sta simpatico comunque. Che venga da Oz o meno, è un uccello normale che comunica in maniera tutta sua. 
E infondo va bene così.

OH WONDER

Questo duo londinese è stato direttamente sparato nel mondo della discografia da soundcloud. Hanno pubblicato un pezzo al mese. per non ricordo oramai da quanto. Hanno pubblicato il loro primo disco da pochissimo. E seppur il loro genere non è che proprio mi esalti, sono riusciti a fermarmi ad ascoltarli piuttosto spesso.

Musica semplice la loro. Cantato + piano forte + basettina elettronica per un genere a volte molto happy a volte molto romantic a volte mattonata nello stomaco piena.

Il pezzo di stasera fa parte del terzo gruppo, mattonata nello stomaco piena

ALL WE DO

Non mi fermo spesso ad ascoltare il testo di primo acchito. Di solito mi faccio colpire dai suoni o dal modo con cui sono stati mischiati. Vado molto ad empatia con la musica insomma. E questo pezzo è stata pura empatia.
Un giro di accordi al piano, voce e un leggero campionamento del mare. E’ tutto qui questo pezzo… Niente di che.
Ma nella sua banalità ti porta automaticamente ad ascoltare ciò che il testo racconta. E dio… era da tempo che non sentivo un testo mattonata così, arrivarmi dritto dritto dentro e farmi scendere una lacrima.
L’interpretazione è libera. Veramente molto libera. E anche molto semplice. Ma decisamente realistica.
La prima volta che lo ascoltai ero in una relazione ancora, e fu letale. Una di quelle cose che pensi ma non vuoi pensare ad alta voce. Mi è dispiaciuto molto essere oramai ad un livello di inglese troppo elevato da non aver bisogno di ricercare il testo per farmelo arrivare dritto dentro alla prima. E così fu.
Ma allo stesso tempo, risentendolo mentre facevo la spesa, associandolo alla società, alle persone, arriva comunque.
E’ basato sul concetto basilare che tendiamo ad adattarci, a trovare una situazione di comodo nonostante ciò che vorremmo realmente. Trovare corretti compressi pensando che siano piccoli invece, a rifletterci, in realtà sono enormi. Ed è innata come cosa. Non ha una reale soluzione. Spesso, il credere di fare qualcosa di diverso è solo una propria convinzione per sfuggire al meccanismo. L’evoluzione stessa si basa sul cambiamento per adattarsi ad una nuova condizione sotto il nome di progresso.
Il finale è ovviamente aperto. Ridondante. Non c’è una soluzione. L’ho trovato veramente molto fine e di classe questo testo. Come fine è l’accostamento alla risacca del mare.

All we do is hide away
All we do is, all we do is hide away
All we do is chase the day
All we do is, all we do is chase the day
All we do is lie and wait
All we do is, all we do is lie and wait
All we do is feel the fade
All we do is, all we do is feel the fade
I’ve been upside down
I don’t wanna be the right way round
Can’t find paradise on the ground
I’ve been upside down
I don’t wanna be the right way round
Can’t find paradise on the ground
All we do is hide away
All we do is, all we do is hide away
All we do is chase the day
All we do is, all we do is chase the day
All we do is play it safe
All we do is live inside a cage


All we do is play it safe
All we do, all we do

I’ve been upside down
I don’t wanna be the right way round
Can’t find paradise on the ground
I’ve been upside down
I don’t wanna be the right way round
Can’t find paradise on the ground

All we do is hide away
All we do is, all we do is hide away
All we do is chase the day
All we do is, all we do is chase the day
All I did was fail today
All I wanna be is whites in waves
All I did was fail today

All we do, all we do

OH WONDER – ALL WE DO

 

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