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Fiumi di M&M’s

Si invecchia.

Io sono una di quelle persone fatte di pensieri prima ancora di essere carne. E non è una cosa positiva. Non sempre almeno.
Mi intrippo in catene di pensieri. Come le noccioline. Non ti accorgi mai veramente di quante ne stai mangiando finchè non tocchi il fondo e realizzi che hai messo in corpo una quantità di calorie che per smaltirle ti ci vogliono 200 giri della faccia della terra. 
La cosa positiva è che mentre le mangi ti soddisfano sempre. 
La cosa negativa è che non riesci mai a smaltirle veramente e ti si accumulano sulle lonze, e ti rallentano via via. 

Mi piacerebbe essere "fitness" ma sono una pesaculara mentale. Ci ho provato a pensare meno. A sparare meno minchiate. Ma poi sono finita nel deserto per 10 giorni e mi hanno insegnato che le noccioline ti possono salvare la vita quando non c'è cibo. E quindi, che si fotta il fitness mi tengo lonze di noccioline mentali. 

Comunque si invecchia.
Ho davanti agli occhi una foto di mio padre diciottenne seduto su una macchina militare. Senza barba bianca, senza rughe, senza lonze da noccioline mentali e senza degli orribili infradito da frate con i calzini che tanto gli piacciono ora. 
Ma è lui. E' mio padre. 
E' una questione di boh. Chimica? E' lui e ne sono certa. E non so perchè.

La catena mentale che mi intrippa stasera è il meccanismo del tempo sulle persone. 
Ho passato la serata a dialogare/consolare una delle poche amiche donne che ho da una delusione sentimentale. Ho cercato di farle capire che siamo fuori dal tempo, che il modo di approcciarsi fra uomo e donna è cambiato e che abbiamo due scelte davanti, cambiare ed adattarci (evolversi o involversi se la vogliam vedere male), o restare così come siamo e prendere portate in faccia come con le nuove porte dei treni di Trenitalia. Scivolare è una cosa che si perde invecchiando.
Il punto è che il tempo non è uno solo. 
Tempo. E' una parola bellissima: Tempo. 
La fonetica di questa parola la adoro perdutamente. Temm po. Due sillabe La prima che si solleva e si sospende in qualcosa di indefinibile e la seconda in chiusura netta.  Adorabile parola. 

Il tempo è una cosa sola. 

Una volta la pensavo così. Pensavo che il tempo fosse uno. Un fiume dove tutto scorre dentro. E non è sbagliato credo. Il tempo è l'opposto di esistenza per me. Se non c'è il tempo non c'è esistenza. Anche nel vuoto assoluto esiste il tempo. Anche il vuoto assoluto a un suo tempo per me.
Tra le mie noccioline mentali, i concetti puramente filosofici senza alcuna ricerca scientifica come quelli sul tempo, sono come una nocciolina M&M's fondente ricoperta arcobaleno, una roba che mammamia... almeno almeno 3 kg di lonze mentali senza alcuno scopo se non quello di mmmm&m-entali arcobaleno!
Il tempo non è uno solo.
 Non so perchè adesso la penso così. Devo finire un pacco di noccioline nuove per arrivarci probabilmente.
 Ma si invecchia. Quando ho iniziato ad accumulare kg di noccioline mentali sul tempo, questa variabile non la prendevo in considerazione molto.
 Il tempo è uno, ma la percezione è infinitamente diversa, direttamente proporzionale al caos. Credo.
 Non riesco più a pensarlo come una cosa sola. Non riesco più a pensarlo come un unico fiume. La prontezza di riflessi di non prendere in faccia una porta di Trenitalia non ce l'ho più. Il mio tempo di reazione è cambiato.
 Quando guardo mio padre e guardo questa foto però non lo sento il tempo. E lo sento allo stesso tempo. La magia della fotografia che amo di più, è il suo effetto sul tempo.
 Ho ricominciato a mangiare di recente chilate di noccioline mentali, ma ho anche una gastrite cronica (sicuramente anche mentale), e ha effetti a volte non molto piacevoli.
 Tutte queste variabili ora le vedo.
 Si invecchia.
 Ma per certi versi si impara a sedersi sulle sponde del fiume del tempo scoprendo che i fiumi nascono. Piccoli. Si ingrandiscono. Si ingigantiscono grazie ad rigagnoli paralleli, fiumi immissari e pioggia. E poi finiscono in mare. E c'è pure la risacca mattutina, e gli tzunami. Si impara che un fiume può avere una cascata. Può scorrere sotto terra. Irriga i campi.
 E' talmente complesso il meccanismo del tempo che non si può dire che il tempo è uno. Mi sembra di offenderlo.
In questo momento sono seduta sulle rive di un fiume. Con una foto di mio padre in mano e un pacchetto di M&M's arcobaleno. E mentre cerco di centrarmi la bocca lanciando in aria le noccioline al buio ripeto: si invecchia.
 E penso che ho ancora 10 giorni di strappi muscolari da risanare davanti, prima di poter cominciare a smaltire una kilata di noccioline come questa, maledicendo la bilancia.
Perdo tempo.
 Forse.
 Ma è bello così, come una foto vecchia, come una sportellata di Trenitalia di prima mattina come un pacchetto di M&M-entali arcobaleno.
 E' bello così. Qualsiasi tempo abbiano.
Brian Eno

Classe 48, vecchio quanto il mio vecchio quasi. Il mio vecchio è più vecchio.
Eno è uno Chapeau musicale per me. Inglese, nasce come pittore e poi passa alla musica. Ai sintetizzatori.

Se io fossi nata in un ambiente musicale in cui i sintetizzatori erano come il piffero yamaha che suonavi alle medie, sarei stata autistica. Amo perdutamente i sintetizzatori.
Eno ha nella sua storia grandissimi nomi della musica. Ma non è mai emerso tanto da essere impresso nella mente comune. La sua musica da solista è una roba ambient che personalmente definisco la “nutella synth del cervello”. Ma non è da tutti. Per essere ambient-prog, risulta molto complesso all’ascolto. Qualcuno mi dice addirittura fastidioso.
Io lo adoro.

By This River

Credo che questo post sia il primo in cui metto un pezzo musicale mio. Dove mio sta per quei pochi pezzi che sono direttamente incisi in ogni singolo tratto delle mie ossa. Questo è uno di quelli.
Questo pezzo è tratto da un album del 1977 “Before and after Science” prodotto da Eno insieme a Rhett Davies un altro malatone synth prog music.
Io mi rendo conto che sono una autistica musicale. Mi spavento da sola a volte di quello che sento e trovo nella musica. Questo album mi fa letteralmente oscillare. Lo sto facendo anche ora mentre scrivo. E mi rendo conto di quanto possa essere assurda la cosa, ma oscillo. Non ci posso fare niente.
Ricordo la prima volta che lo trovai. Esisteva ancora Napster. Esisteva ancora il modem 56kb. Cercavo musica random e scaricavo tracce cercandole per parole a caso. “River”.
Ricordo di aver pianto dopo il primo giro di note. Di averla ascoltata all’infinito. Di aver scoperto Eno e i sintetizzatori. Di essermi proiettata negli anni 70 abbracciata ad un Moog modular come fosse il mio principe azzurro.
Ed è banale. Io mi rendo conto di quanto questo pezzo, anche nell’intera discografia di Eno sia banale. Ma non ce la faccio. E’ la sintesi perfetta di un bel pezzo quando dico “bel pezzo”. Volo via esattamente dove devo volare.
Mi siedo sulle rive di quel fiume. Mi ci siedo letteralmente.
E quando una musica mi porta dove mi deve portare io non ce la faccio a non amarla. E sono davvero, davvero, davvero pochi i brani che mi fanno questo effetto e me lo fanno da sempre e sempre me lo faranno. Questo pezzo me lo fa. Volo via e non è stato sufficiente ascoltarlo per quasi 30.000 volte. Io volo via ogni singola volta.
Un giro di note. Suonato su un piano con un synth a sfondo. E’ un brano breve. Lungo quanto un pensiero. Con un testo che è un pensiero ad alta voce forse, o forse no. Ma c’è un fiume del tempo che scorre lì dove sei trascinato.

Here we are
Stuck by this river,
You and I
Underneath a sky that’s ever falling down, down, down
Ever falling down.

Through the day
As if on an ocean
Waiting here,
Always failing to remember why we came, came, came:
I wonder why we came.

You talk to me
as if from a distance
And I reply
With impressions chosen from another time, time, time,
From another time.

Buonanotte agli affluenti amanti di M&M’s e noccioline varie

Brian Eno – By This River

 

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